Poche sono le fonti non cristiane che parlano della vita di Gesù e del suo martirio. Come per tutte le fonti documentali antiche, il dibattito sulla loro fondatezza resta aperto tra gli specialisti.
Tra i grandi storici del I secolo solo Tacito dedica un brano degli Annali alla passione di Cristo, dispiacendosi, in quanto pagano, che essa non abbia stroncato la diffusione della nuova religione:
- Il fondatore di questa setta, il Cristo, aveva avuto il supplizio sotto il regno di Tiberio, per ordine del procuratore Ponzio Pilato. Momentaneamente repressa, la funesta superstizione si scatenò di nuovo non soltanto nella Giudea, culla del male, ma in Roma stessa (Annali, XV, 44).
Un posto particolare tra le fonti non evangeliche merita lo storico giudeo-romano Giuseppe Flavio (ca. 37-103). Un passo della sua Antichità giudaiche che compare nei vari manoscritti in greco pervenutici, parla non solo della crocifissione ma dà per certa anche la resurrezione:
- … quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d’altre meraviglie riguardo a lui. (Ant. XVIII, 63-64)
Il passo in questione (noto come Testimonium flavianum) è stato considerato con grande sospetto dagli storici, vista la descrizione decisamente a favore della divinità del Cristo, poco credibile in un autore giudeo e si è parlato pertanto di indebite interpolazioni.
La recente (1971) scoperta di una Storia universale in lingua araba scritta in Siria nel X secolo dal vescovo e storico cristiano Agapio di Ierapoli riporta letteralmente il passo di Giuseppe Flavio su Cristo in una versione che pare da ritenersi più fedele all’originale. Afferma dunque Agapio che:
- Similmente dice Giuseppe [Flavio] l’ebreo, poiché egli racconta nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: “Ci fu verso quel tempo un uomo saggio che era chiamato Gesù, che dimostrava una buona condotta di vita ed era considerato virtuoso (o dotto), e aveva come allievi molta gente dei Giudei e degli altri popoli. Pilato lo condannò alla crocifissione e alla morte, ma coloro che erano stati suoi discepoli non rinunciarono al suo discepolato (o dottrina) e raccontarono che egli era loro apparso tre giorni dopo la crocifissione ed era vivo, ed era probabilmente il Cristo del quale i profeti hanno detto meraviglie”
Esiste inoltre anche un’altra fonte extra biblica interessante poiché deriva dalla tradizione ebraica: il Talmud di Babilonia (II – V secolo); qui si legge che alla vigilia della Pasqua fu crocifisso Gesù Nazareno e anche che costui aveva portato alla rivolta Israele. La nota forse più interessante è comunque quella riguardante il processo che si descrive annotando non si trovò nessuno che lo difendesse.